The double dark side of the moon nasce con l’intento di sperimentare non solo una ricerca fotografica ma anche psicoanalitica sulla percezione del se.
Lo strumento utilizzato per tale ricerca è quello che in fotografia viene definito “dell’impassibilità”. la fotografia dell’impassibilità sfrutta la pura concezione documentaristica, ponendo l’osservatore su un piano diretto con il soggetto fotografato: il fotografo in questo caso diventa un mero esecutore dello scatto che ne determina sì la riuscita ma che non apporta ad esso nessun tipo di interpretazione a livello di linguaggio visivo.
La tecnica di scatto usata per questo esperimento e quella della speculazione dei due lati del viso.
Ponendo il soggetto al centro dell’inquadratura ci si avvale del linguaggio della staticità e della perfetta simmetria o parallelismo tra i lati del fotogramma.
Alle persone che hanno posato è stato chiesto di non truccarsi, di farsi la barba il giorno stesso e di tirarsi indietro i capelli e di assumere un atteggiamento apatico cercando di far cadere le costruzioni del se costruitesi negli anni precedenti
Per questa ricerca si è cercato di non creare nessuna interpretazione a livello di sfondo o vestiario ottenendo situazioni omogenee per tutti i soggetti fotografati per non confondere l’osservatore ed avere così una visione diretta e non distorta della realtà.
In postproduzione si è creata la speculazione dei due lati del viso apportando qualche modifica a livello di luminosità e contrasto.
La specularità del viso, da non confondersi con la PROSOPOSCOPIA o qualche applicazione simpatica su internet, potrebbe, se usato in maniera corretta, e da uno psicoanalista serio, essere un efficace strumento di riequilibrio psico-emotivo dei soggetti affetti da patologie freudiane o del comune malessere della società moderna.
Infatti se osservate la serie di fotografie de me inserite potrete notare che le due parti divise e poi unite specularmente generano due individui diversi anatomicamente simili ma caratterialmente diversi.
La prima foto a sinistra si riferisce alla specularizzazione del lato destro del viso, mentre la seconda a quella del lato sinistro. Nelle parti destre di tutte le fotografie inserite potrete notare come i soggetti sembrano sicuri di se, mentre invece in tutte le sinistre i soggetti risultino più fragili.
La mia interpretazione puramente empirica e, voglio sottolinearlo, perché sono un fotografo e non uno psicoanalista, poco conscia dell’apparato cognitivo dell’essere umano, mi porterebbe a pensare che il lato destro degli esseri umani appartiene alla costruzione dell’inconscio mentre il sinistro è quello che interagisce con lo spazio-linguaggio-tempo, con il quale abbiamo a che fare tutti i giorni.
La parte destra sarebbe praticamente inaccessibile dalle situazioni esterne ma sarebbe parte di un costrutto derivante della parte sinistra, che ha un filo diretto con gli eventi che ci mutano in continuazione. La parte destra come la parte sinistra può subire a mio avviso mutazioni, sempre con l’aiuto di un valido psicoanalista: per avere tali modificazioni si dovrebbe lavorare sulla parte di acceso al mondo reale (sinistra) determinando così la modificazione e lo sblocco delle emozioni a livelli inconscio (destra).
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